Daniela perché hai scelto di fare questo mestiere?

Per l’adrenalina che sento nel quotidiano superamento dei miei limiti. L’artigianato e l’imprenditoria permettono di scegliere ogni giorno il proprio destino senza lasciare spazio ad estranei che scelgano per te. È così che vivo la corrispondenza tra ciò che sono e ciò che faccio. I miei amici sostengono che lavori troppo; credo gli sfugga il fatto che sono quello che faccio e che il mio processo creativo è sempre in atto.

Per me, cambiare mestiere, significherebbe recitare la vita di qualcun altro.

Quello che crei ti somiglia?

La mia estetica è di matrice Nord Europea, avanguardistica, con accenni al decadentismo. Essa si combina con il vissuto e la formazione presso l’azienda di famiglia è stata determinante, specie nel saper calibrare le componenti che fanno il prodotto: mercato, stile, materiali. Ho imparato a domandarmi prima di tutto: di cosa ha bisogno il mio cliente? Procedo quindi con un percorso in cui comfort, stile e vestibilità raggiungono un equilibrio. Ogni tanto però offro alla mia clientela - che per certi versi mi assomiglia specie nella visione del mondo - spunti nuovi e possibilità a cui non avrebbe mai pensato. E’ questo, a mio avviso, il ruolo del designer e dell’artigiano contemporaneo. E’ qui, in queste piccole innovazioni di gusto, che si scandiscono le tappe del mio percorso.

Fai tutto da sola?

Impossibile. Ad aiutarmi ci sono i miei genitori nelle Marche e Riccardo a Torino. I primi, Gabriele e Filomena, sono la radice e la base solida su cui si poggia la produzione di scarpe. Per non gravare totalmente su loro, stiamo allargando la produzione grazie all’aiuto di piccoli artigiani marchigiani, eredi di quella tradizione che ha fatto grande il Made in Italy. A Torino Riccardo, il mio alter ego, mi aiuta nella produzione delle borse, si occupa della parte commerciale off e online e grazie alle sue competenze artistiche e linguistiche, potenzia la nostra azienda in un mercato sempre più digitale e di respiro internazionale.

Come realizzate le vostre creazioni?

Per creare scarpe e borse ci sono delle metodologie abbastanza standard. Tuttavia, avendo avuto una formazione trasversale - sono laureata in storia dell’arte - applico soluzioni spesso difficili da accettare per gli addetti al settore. Dal 2007 - chiusa la parentesi industriale della prima azienda di famiglia - abbiamo allestito un piccolo laboratorio casalingo e impiegato l’agilità della frammentazione delle fasi industriali al fare artigiano. Nessuna catena di montaggio lineare, bensì, due persone Gabriele e Filomena che, seppur lavorando in fasi alternate, sono entrambi responsabili dell’intera esecuzione, dando vita ad una serie di scarpe di cui conoscono ogni fase tecnico-produttiva. Il risultato è veramente olistico: il prodotto nasce, si sviluppa ed esce dallo stesso luogo (casa), in cui poche e agili persone lo hanno visto crescere. Questo sistema - attuato per necessità - ha aumentato il valore dell’oggetto creato per due motivi: perché se ne vive la genesi e la vendita; perché i materiali impiegati sono selezionati tra rimanenze magazzino di aziende che li avrebbero destinati al macero. Si tratta di pellami di alta qualità che a causa di sistemi economici e commerciali disumanizzati, vanno fuori moda nel giro di sei mesi. Pellami che, se fatti giungere nelle mani esperte di un artigiano con un progetto di design a lungo termine, posso dare vita a creazioni durature e a basso impatto ambientale.

Quindi se create poche paia di scarpe e poche borse, fate anche il su misura?

Anche qui cerchiamo di mediare tra il su misura tradizionale e la serie di tipo industriale. Possiamo adeguare i nostri modelli alle esigenze del cliente che indossa plantari ortopedici e possiamo aiutare gli sposi ad abbinare le scarpe all’abito. Nel caso invece si volesse realizzare la borsa della vita, nei limiti delle nostre competenze, riusciamo a creare modelli inediti e unici. In generale apriamo un dialogo con il cliente per capire insieme cosa sia meglio per entrambi. I tempi sono quelli lenti del mestiere artigiano, ma la fase di definizione modello e taglia passa per via digitale, scrivendoci via mail o con messaggistica telefonica. Importati per capire calzate e vestibilità sono gli appuntamenti in atelier e la visita nei nostri Pop Up in giro per l’Europa. Per essere aggiornati basta iscriversi alla newsletter.

Cosa auspichi per il futuro?

Che le persone possano accedere più facilmente alla loro parte creativa, istintiva, bambinesca. La scuola prima e il lavoro dipendente poi, incasellano le nostre attitudini ai fini dell’efficienza economica mondiale. Il fine ultimo del mio agire quotidiano - attraverso i prodotti, la formazione continua e l’insegnamento universitario – è quello di svelare agli altri il percorso di liberazione dagli stereotipi e dalle aspettative sociali, per mezzo della pratica del nuovo mestiere artigiano. Un atto di ribellione, di fuga dalle megalopoli in favore di borghi immersi nell’eterna bellezza del Paesaggio italiano. Auspico una rivoluzione gentile.